domenica 9 marzo 2014

ORDINE DEL GIORNO CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELLE POSTE



Pubblichiamo dei campioni degli ordini del giorno che abbiamo presentato nei vari congressi del Piemonte. Qui di seguito trovate quello contro la privatizzazione delle poste. In certe zone, come a Vercelli, ha ottenuto quasi il 50% tra voti a favore e astenuti. È un buon segnale per le nostre idee...

*********

Il Congresso *************  della Cgil, esprime radicale contrarietà al progetto di privatizzazione di Poste Italiane.
L’operazione annunciata, nelle scorse settimane, prevede nell’immediato, la messa sul mercato del 40% del capitale, quota di per sé già molto elevata, ma questo non è che il preludio verso la definitiva perdita del controllo pubblico.

Prosegue così, nel nostro paese, l’opera di sistematico smantellamento di quello che rimane della proprietà pubblica di beni, servizi ed attività produttive.
Si fa, insomma, l’esatto contrario di quello che si dovrebbe fare, per tentare un’uscita dalla crisi che non determini un massacro sociale, obiettivo per il raggiungimento del quale è sempre più evidente la necessità di un rafforzamento dell’intervento pubblico nell’economia. Si intensificano invece quelle stesse politiche e ricette economiche, funzionali all’interesse esclusivo del capitale.
La vendita del 40% di Poste dovrebbe portare ad un’entrata di circa 4 miliardi di euro a fronte di un debito che a novembre ha raggiunto i 2.100 miliardi. In compenso, svendendo l’ennesimo gioiello di famiglia, lo Stato si priverebbe di entrate che si attestano attorno ai 400 milioni annui.
Con la privatizzazione delle poste si andrà verso un progressivo smantellamento dell’universalità del servizio postale, si ridimensionerà la rete sportelli, peggiorerà il servizio per le fasce popolari di clientela, si innalzeranno prezzi e tariffe, verrà sferrato un nuovo attacco ai livelli occupazionali ed ai diritti normativi e salariali dei lavoratori postali. In cambio si avranno (forse) qualche posto in CdA per qualche sindacato.
La privatizzazione di Poste Italiane coinvolge BancoPosta e le controllate PosteVita, PosteAssicura ecc. Anzi, poiché quelle finanziarie sono le attività di gran lunga più remunerative del Gruppo è del tutto evidente che saranno proprio loro il potenziale oggetto del desiderio degli investitori privati.
L’ultima significativa presenza pubblica nel settore della raccolta e della gestione del risparmio dei cittadini e nelle attività bancario-assicurative sta per essere ceduta ai privati. Un nuovo, doppio e clamoroso, regalo ai banchieri ed alle tecnocrazie finanziarie.
La privatizzazione di Poste Italiane, muterebbe la natura stessa degli oltre 230 miliardi di euro di risparmi dei cittadini che oggi godono di garanzia pubblica e vengono convogliati verso Cassa Depositi e Prestiti di cui il Ministero dell’Economia detiene tuttora circa l’80% del capitale. La perdita della connotazione pubblica del suo canale di raccolta renderebbe irreversibile il processo di snaturamento del ruolo pubblico della Cassa, orientandone definitivamente le attività al servizio del capitale privato e del mercato.
Di fronte ad eventi di simile portata, occorre superare il senso di impotenza alla quale sembrano condannarci gli attuali rapporti di forza. Perché in realtà abbiamo importanti esempi di battaglie in difesa dei beni comuni che hanno saputo suscitare consensi ed attivare energie inattese. La lotta NO-TAV vale per tutti. Basta una Cgil che segua l’esempio di quel movimento, con lo stesso coraggio e la stessa determinazione per impedire la privatizzazione delle Poste.

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...