domenica 1 dicembre 2013

QUEL CHE MANCA AL NOSTRO DOCUMENTO



All’assemblea di Bologna si era insistito molto sulla questione del metodo, affinché il nostro documento non si riducesse a una semplice lista della spesa un po’ più radicale di quella proposta dalla maggioranza. Mi sembra invece che le 18 pagine del documento siano state riempite con le nostre rivendicAZIONI, in linea di massima condivisibili, lasciando però poco spazio al problema del metodo che è fondamentale. Perciò proprio alla fine aggiungerei un paragrafo molto breve che potrebbe essere intitolato così:


15) CONCLUSIONI: UN ALTRO METODO PER IL SINDACATO CHE È UN’ALTRA COSA

Le nostre rivendicAZIONI, sono molto più radicali di quelle proposte fin qui dalla Cgil. Ma anche rivendicazioni più modeste non saranno mai possibili fino a che il metodo della Cgil sarà quello degli accordi a tavolino, per via diplomatica, saltando a piè pari i lavoratori. Più di tutto noi proponiamo un altro metodo. Non serve una Cgil che, incapace di difendere una parte ben precisa della società, pretenda addirittura di rappresentare gli interessi di tutto il Paese, cioè dei padroni e dei lavoratori. Serve una Cgil classista, non interclassista; una Cgil che si occupi solo ed esclusivamente dei lavoratori. E una Cgil che si occupa solo dei lavoratori, non siede ai tavoli della pace, prima ancora di aver fatto la guerra. Prima praticherà il conflitto, poi eventualmente siederà al tavolo della pace per le trattative.
Una Cgil così, alternativa, non fa appello continuamente a partiti e governi. L’appello sistematico a partiti e governi per ottenere improbabili tavoli di trattativa, è funzionale a una burocrazia che non vuole muovere la base o perché tiene il piede in due staffe o perché non ha fiducia nei lavoratori. Questa Cgil, la solita Cgil, non otterrà niente se non di “sedere” ancora di più i lavoratori, perché li renderà ancora più apatici, deresponsabilizzandoli e illudendoli che qualcuno al posto loro possa risolvere i loro problemi. La Cgil radicalmente diversa di cui abbiamo bisogno, ha fiducia solo nei lavoratori, si appella quindi in tutto e per tutto a loro, sfruttando ogni occasione per inculcargli nella testa la coscienza della necessità di una mobilitazione dura e prolungata. Fino a che questa coscienza non sarà penetrata nella pelle dei lavoratori, la Cgil risparmierà le forze, stando assieme a loro nella sconfitta, senza sprecare energie in scioperi inutili e simbolici funzionali solo agli apparati burocratici, ma soprattutto senza sedere per forza ai tavoli della resa indecorosa, perché incondizionata, ai padroni e ai loro governi.


Lorenzo Mortara
RSU Fiom-Cgil
Rete28Aprile

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